Il futuro dell'urnaNel salotto di Bianchi Rizzi ci si azzecca
Pochi avvocati a casa dell'avvocato
Non chiamatelo salotto
Io c'eroLa dolce vita del Giovedì
20 anni di Salotto Bianchidi Pia Bianchi Grande festa, questa notte, per celebrare il giovedì sera più famoso di Milano: la cena a casa di Augusto Bianchi Rizzi. Un vero e proprio happening che ha riunito, negli anni, personalità scrittori e artisti di tutto il mondo. Ecco le foto Charmeur, spiritoso, un filo sarcastico, avvocato di successo, tra i fondatori dell’UberStudio milanese Bonelli Erede Pappalardo (300 avvocati arroulati), attore (esordio al Piccolo negli anni ’60, poi particine per Visconti e Monicelli), Augusto Bianchi Rizzi scrive commedie e romanzi, come AlbaNaia e Storia di Nene, che raccontano le sue vicende familiari intrecciate a quelle, terribili, della guerra, e, dal 1990, è l’animatore, generoso e infaticabile, del salotto del giovedì, di cui il 13 maggio si celebra allegramente il ventesimo anniversario. Uomini in frack, in smoking e signore in rosso si danno appuntamento in Corso Venezia, a Milano, per festeggiare, tutta una notte, un appuntamento da non perdere! Amicizie, fuggevoli incontri ed amori a centinaia, ben 11 matrimoni, (compreso quello del padrone di casa con Rosanna Massarenti di Altroconsumo), 8 bambini messi al mondo, veri figli del Giovedì, sono il risultato, tra l’altro, dell’atmosfera impegnata, ma giocosa, del Salotto dell’avvocato. Augusto racconta, divertito e commosso, di alcuni Giovedì tra i tanti, 1100 circa, fitti di concerti e incontri, quando Tiziano Terzani, seduto in cucina, in pole position, tutto vestito di bianco, mangiata la minestra di ceci, racconta senza fermarsi, fino alle due di notte, lasciando la gente senza fiato o quando Nicky Vendola accenna al padre, vecchio stalinista tutto di un pezzo, melomane, e alle ore passate ad ascoltar arie e cavatine, fino al momento in cui, arrivato all’improvviso con un disco della Traviata, lo trova morto. E poi c’è la serata fantastica dei bambini del Gabon, venti bambini che si sfrenano in canti e danze , facendo tremare il pavimento e la volta che Augusto straccia al ping pong il mitico chitarrista Al Di Meola e lui gli fa una dedica infarcita di insulti. Tante storie, ospiti famosi, Dario Fo, Vittorio Gassman, Marco Travaglio, Antonio Albanese, illustri habituès, Giorgio Galli, Renato Mannheimer, ecco gli ingredienti, ma cosa c’è in serbo per giovedì 13? Augusto , interrogato, non si sbottona. Del resto, si sa: lui adora stupire gli invitati. (link all'articolo)
La festa dall'Avvocato Augusto BianchiI 20 anni del "Giovedì". Brindisi in abito scurodi Giovanna Pezzuoli
I giovedì di Augusto Bianchi compiono 20 anniL'appuntamento settimanale in via Venezia è ormai un'istituzione. Due decenni di scoperte culturali, incontri, concerti e oltre 11 mila ospiti tra cui Nichi Vendola, Dario Fo e Renato Mannheimer. Il 13 maggio il padrone di casa festeggia con gli amici di Valentina Tubino Ogni giovedì sera a casa sua ci sono 100 persone con le gambe sotto il tavolo. Il salotto di Augusto Bianchi Rizzi, in corso Venezia a Milano, è ormai un'istituzione. Anche se lui, avvocato socio di uno dei più prestigiosi studi italiani, attore, commediografo e scrittore, preferisce definirlo «area ludico-resistenziale».
Qui dal 1990 si riuniscono professionisti, scrittori, attori e musicisti. Da qui sono passati personaggi come Vittorio Gassman, Giorgio Albertazzi, Tiziano Terzani, Dario Fo, Moni Ovadia, Andrea De Carlo e Antonio Albanese, solo per citarne qualcuno. Renato Mannheimer è un ospite fisso. «Per spiegare da dove e come sono nati i giovedì, bisognerebbe raccontare la mia vita precedente» mi dice l'avvocato Bianchi. Da ragazzo non è stato molto fortunato e così, un po' anche per compensare, ogni settimana mette a disposizione degli ospiti l'intera abitazione, dotata di biliardo, flipper, ping pong, freccette, calciobalilla, pianoforte e teatrino. E non manca di offrire anche una deliziosa cena, in cui ci si serve tutti rigorosamente da soli.
«Ho voluto condividere questa mia grande casa con gli amici che avevo e con quelli che volevo avere. Frequentando sia il mondo della giustizia che quello del teatro, sono riuscito a coniugare due mondi molto distanti in un'amalgama unica». Negli ultimi anni poi ha intrapreso anche la carriera di scrittore, con due romanzi AlbaNaia e La guerra di Nene, pubblicato poche settimane fa (vedi box a lato), coltivando nuove amicizie anche nell'ambiente letterario.
In via Venezia però non tutti sono benvenuti, spiega Bianchi: «ho sempre privilegiato l'accesso a chi la pensava in un certo modo, quel pensiero che oggi si indica come di centro sinistra. Posso dire che nessuna delle 11 mila persone passate ha mai ricevuto avvisi di garanzia». Riassumendo, si può dire che qui «entra solo la metà del cielo».
Milanese, figlio di milanesi e nipote di milanesi (ha anche recitato in dialetto milanese varie volte) Augusto Bianchi è cresciuto orgoglioso di essere nato nella capitale morale d'Italia. Oggi quel sentimento lascia spazio a un'amara delusione: «Milano è diventata una città modesta, un paesotto senza più aspirazioni europee. La mediocrità regna sovrana».
Tra i ricordi più belli di casa Bianchi c'è la visita di Paco Taibo II, uno dei più famosi scrittori sudamericani contemporanei, che nel 2000 arrivò alla sera, in aereo, a Milano, proprio per partecipare alla festa per il decimo compleanno dei giovedì. Oppure la serata in cui Tiziano Terzani e sua moglie sono rimasti a chiacchierare in casa Bianchi dall'ora di cena fino a mezzanotte. Uno degli ultimi ospiti più apprezzati è stato sicuramente Nichi Vendola, «ci ha sedotto tutti» ricorda il padrone di casa.
Per il ventesimo anniversario dei giovedì di Augusto, in via Venezia si prepara una festa grandiosa: il sociologo Mannheimer rivelerà l'esito del sondaggio sui giovedì, per cui a 500-600 ospiti è stato chiesto di esprimere il proprio parere sugli appuntamenti passati e futuri, le preferenze riguardo alla musica o piuttosto alla politica, passando per le polpette della cena. «Ci sarà un concerto bellissimo e la serata sarà ripresa dalle telecamere, coordinate da un regista» continua il padrone di casa. I dettagli però rimangono top-secret, per non rovinare la sorpresa a chi parteciperà. (link all'articolo)
3 domande a...Augusto Bianchi Rizzi
Tutti da Augusto il giovedì seraIl salotto milanese di Augusto Bianchi Rizzi ha una lunga tradizione di scoperte culturali, incontri e concerti. Ha ospitato Vittorio Gassman, Tiziano Terzani, Dario Fo, Moni Ovadia. E ha chiuso le porte in faccia a craxiani e berlusconianidi Roberto Di Caro "Pensavo di entrare in un salotto, mi sono ritrovato in una curva sud", commentò Michele Serra una volta che venne ospite del 'Giovedì' di Augusto Bianchi Rizzi, in corso Venezia a Milano.
Curva sì, ma rossa, ultima roccaforte o piccola area ludico-resistenziale, come la chiama lui, avvocato di grido, scrittore di romanzi come 'Albanaia' e 'La guerra di Nene', attore quando il protagonista di una sua commedia s'ammalò. In vent'anni (la festa è il 13 maggio, uomini in smoking, donne in lungo come a un ballo in maschera e un programma da bolgia epocale) ha chiuso le porte in faccia prima ai craxiani poi ai berlusconiani, cacciato chi veniva con l'idea di rimediare business, inventato il premio letterario Marisa Rusconi.
E festeggiato gli 80 anni di Armando Cossutta, fatto esordire un giovanissimo Antonio Albanese, ospitato Vittorio Gassman, Nichi Vendola, Tiziano Terzani, Dario Fo, Moni Ovadia e una sfilza lunghissima di incontri e concerti. E cento persone a serata, vera anima del Giovedì. Con Renato Mannheimer e Giorgio Galli ospiti fissi e una discretissima padrona di casa, Rosanna Massarenti direttore di 'Altroconsumo'. link all'articolo link alla galleria fotografica
La casa delle sagome di cartone
Augusto Bianchi Rizzi, da vent’anni apre la porta alle serate intellettuali di Milano. Ma il suo spazio quotidiano è pieno di altre sorprese
di Annamaria Sbisà
Passati davanti a galline, chiocce e vitello nell’ingresso, davanti al pianoforte in sala, assediato dal bianco della foca e dal maculato ghepardo sottostante, tenuta presente l’età del padrone di casa e la sua posizione di socio del più importante studio legale italiano, la domanda sfugge dalle labbra prima che si possa fermarla: «E tutti questi peluche?». «Questo è il meno» risponde l’a vvocato (ma non solo) Augusto Bianchi Rizzi, e ha ragione.
Una volta concluso il giro del suo “appartamento animato”, tra sagome di cartone altezza uomo (Batman, Marilyn, Stanlio e Ollio, James Dean), silhouette dipinte (Lenin) flipper, poster, juke box, oggetti e bizzarrie di ogni sorta, gli animali non fanno più tanto effetto, nemmeno se fossero vivi.
Densa e teatrale anche in una normale mattinata di sole, la scena di questa casa, celebre per le serate culturali del giovedì, fa eco al Bergman di Fanny e Alexander, poesia cinematografica qui articolata in versione ludica e pop.
Come se, ancor più del senso del teatro, l’Augusto avvocato, già attore, commediografo e scrittore, volesse conservare la sua adolescenza. O piuttosto viverla da capo, in versione felice e molto accompagnata, per colmare il vuoto della propria, segnata dalla scomparsa del padre, tenente medico degli alpini disperso in guerra quando lui aveva sei mesi di vita. La madre Nene ad attenderne il ritorno, lui a concentrarsi sugli studi: «Quando ho messo in piedi questa casa c’erano un po’ di lacune da colmare», sintetizzando interni teatrali, commedia focalizzata sul suo inconscio.
Si spiega così una vita da intellettuale proteiforme, secondo il suo credo: «Seguire sia il poeta che l’ingegnere che c’è in noi». Tutto l’appartamento, ne è la rappresentazione permanente, infilata di stanze e oggetti in un percorso circolare, una U che parte dall’i ngresso e lì ritorna, al centro della scena. È qui che ogni giovedì, il 13 maggio saranno vent’anni, dopo aver mangiato nei tavoli sparpagliati in ogni stanza, un’ottantina di ospiti si concentra per assistere allo spettacolo.
Nella sala da pranzo il sole inonda James Dean e il pittore Gabriele Mucchi, sagome che paiono custodire il segreto della lavagna su cui Bianchi scrive il programma della soirée, in genere all’ultimo momento.
La cucina affacciata sulla verde terrazza, regno di Liliana, cuoca e pilastro dell’andamento delle cose, ha multipli di tutto — quattro frigoriferi, per esempio — e conduce al tornante da cui s’i nforca il corridoio parallelo: un manifesto dietro l’altro, enorme il volto del Che, fa da manifesto al Bianchi pensiero. Poi le stanze. Una piena di locandine teatrali, nell’altra Marilyn Monroe sagomata tra libri, calcetto e ricordi di viaggio, la terza quella della figlia, ora 25enne, cristallizzata all’infanzia: all’i nconscio non c’è rimedio.
La sfilata termina passando per la sala con ping pong e juke box (funzionante. Dall’altra parte della “U” la sala con pianoforte e peluche e quella del biliardo (mancava!) custodita da Stanlio e Olio e abbellita dal ritratto di Augusto scattato da Maria Mulas, disinvoltamente finito nel camino, in molteplice compagnia: nell’a ngolo non ci sta più uno spillo.
Resta il privatissimo, camera e bagno, due capolavori. Intorno al letto, più del flipper, o dell’orso di peluche, seduce il manichino di bella ragazza che sostituisce la sagoma-mania senza provocare rimpianti. E comunque, per i nostalgici del cartonato, il lungo bagno non delude e non discrimina i sessi: da una lato Brigitta «che mi segue da molti anni», dall’altro un fotomodello di schiena, regalato dai figli («Sostengono mi assomigli»).
Di grande humour come ogni poeta del vivere, Augusto Bianchi Rizzi termina il giro nella stanza dell’amarcord, con foto dei genitori. Un dolore antico, quotidianamente stemperato dai progetti, oggetti e soggetti che lo circondano, racchiuso in parte nelle sue commedie teatrali (La vita è un canyon) e molto nei due romanzi editi da Mursia: Albanaia, alla quarta ristampa, ricostruisce la scomparsa del padre, La guerra di Nene, uscito l’anno scorso omaggia le fatiche della madre. (07 marzo 2010) Link all'articolo link al servizio fotografico
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